
Gli elettori delle primarie del Partito Repubblicano degli Stati Uniti per le elezioni presidenziali del 2024 mostrano un forte interesse per il governatore della Florida Ron DeSantis, anche più favorevolmente dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo un sondaggio del Wall Street Journal.
In un ipotetico confronto tra DeSantis e Trump, il primo vincerebbe con il 52% dei voti contro il 38% dei consensi che raccoglierebbe l’ex presidente.
Il sondaggio mostra Trump in testa tra coloro che si considerano «molto conservatori» e tra gli elettori senza un’istruzione universitaria, mentre DeSantis è in vantaggio tra gli elettori che si autodefiniscono «un po’ conservatori» e tra coloro che hanno almeno una laurea.
Inoltre, l’86% degli intervistati dichiara di avere un’opinione favorevole del governatore della Florida, mentre il numero scende al 71% quando si parla di Trump.
Il sondaggio è stato pubblicato tre settimane dopo che un’indagine di Harvard CAPS-Harris, condivisa in esclusiva con il portale d’informazione statunitense The Hill, aveva mostrato una tendenza negativa nel sostegno a Trump, che aveva perso nove punti di consenso in poche settimane.
Il sondaggio ha dato a Trump il 46% dei voti, contro il 28% di DeSantis, che non ha ancora ufficializzato un’eventuale candidatura come candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2024.
Dopo la sconfitta dei repubblicani al Senato nelle elezioni di midterm e dopo una vittoria molto più risicata del previsto alla Camera dei Rappresentanti, all’interno del partito si sono levate voci che hanno messo in discussione la leadership di Trump, sostenendo che per le elezioni presidenziali potrebbero esserci candidati migliori dello stesso ex presidente.
Invece, DeSantis è andato meglio rispetto alle ultime elezioni nella corsa alla carica di governatore della Florida, superando comodamente il suo rivale democratico. Per questo motivo, molti all’interno del Partito Repubblicano lo hanno identificato come la persona in grado di sfidare Trump nelle primarie del partito, una possibilità che lui non ha escluso.






