
Il Dipartimento di Stato americano ha espresso preoccupazione per la condanna del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, del Partito Popolare Repubblicano (CHP), a due anni e sette mesi di carcere per aver insultato i membri dell’Alto Consiglio Elettorale (YSK) del Paese.
Il vice portavoce del Dipartimento di Stato americano, Vedant Patel, ha dichiarato che il suo ufficio è «profondamente preoccupato e deluso dalla condanna odierna del sindaco di Istanbul», in quanto le accuse «mirano a limitare il suo esercizio della libertà di espressione».
«Questa sentenza ingiusta è incompatibile con il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, e rimaniamo profondamente preoccupati per i continui attacchi alla società civile, ai media, ai leader politici e commerciali in Turchia e per la sua prolungata detenzione preventiva», ha dichiarato il vice portavoce.
A questo proposito, Patel ha ricordato che «il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione è fondamentale per qualsiasi democrazia sana».
«Continuiamo a sollecitare la Turchia a rispettare queste libertà fondamentali e a portare questo caso a una risoluzione giusta e rapida», ha aggiunto in dichiarazioni ai media.
La magistratura turca ha condannato mercoledì Imamoglu, uno dei principali rivali politici del presidente Recep Tayyip Erdogan, a due anni e sette mesi, imponendogli un periodo di squalifica, che potrebbe significare la sua rimozione da sindaco della più grande città turca.
Tuttavia, secondo il quotidiano «Hurriyet», il politico del CHP dovrebbe ricorrere in appello contro la decisione del tribunale. Nelle precedenti udienze in tribunale, Imamoglu ha negato di aver insultato i membri del Consiglio e ha affermato che le sue parole erano una risposta a quelle del ministro dell’Interno Suleyman Soylu, che avrebbe definito «idiota».
Imamoglu ha vinto la carica di sindaco di Istanbul con uno stretto margine nelle elezioni del marzo 2019, in cui era in corsa contro un alleato di Erdogan. I risultati sono stati rifiutati dalle autorità competenti e, dopo una nuova votazione tenutasi nel giugno 2019, ha vinto con un margine più ampio, con una grave battuta d’arresto per il presidente e il partito al governo.






