
Il ministro della Difesa tedesco Christine Lambrecht ha dichiarato giovedì che la Germania sta coordinando il suo impegno con i rappresentanti politici del Mali e con le Nazioni Unite per creare «le migliori condizioni» affinché il Paese del Sahel possa passare alla democrazia «in modo sicuro e protetto».
Lambrecht lo ha detto durante la sua visita in Mali, dove ha incontrato il Ministro della Difesa maliano Sadio Camara, con il quale ha sottolineato l’importanza che la Germania rimanga nel Paese fino al maggio 2024, quando il processo di transizione terminerà.
Tuttavia, ha ricordato che la presenza della Germania in Mali «è soggetta a condizioni», tra cui il dispiegamento di tutte le capacità militari in relazione ai voli dei droni e alle pattuglie di ricognizione della Missione integrata multidimensionale di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA).
Ha inoltre subordinato il sostegno tedesco al Mali al proseguimento del cammino verso le elezioni del febbraio 2024, senza rinviarle nuovamente, e alla loro «credibilità».
Si tratta del primo viaggio del ministro in Mali dopo la decisione della Germania di ritirare i caschi blu dalla prossima estate. La Germania ha attualmente circa 1.200 soldati della Bundeswehr dispiegati in Mali nell’ambito della suddetta missione.
Tuttavia, negli ultimi mesi si sono verificate ripetute controversie tra il governo maliano, salito al potere con un colpo di Stato militare nell’agosto 2020, e la MINUSMA, tra cui il rifiuto di Bamako di concedere le autorizzazioni di volo agli aerei militari e al drone da ricognizione Heron gestito dalle truppe tedesche.
Queste tensioni, unite alle critiche sulla presenza in Mali di mercenari del Gruppo Wagner, di proprietà di un oligarca vicino al presidente russo Vladimir Putin, hanno portato Berlino ad annunciare la decisione di ritirare gradualmente i propri militari dalla MINUSMA entro il maggio 2024.
Il leader della giunta militare del Mali, Assimi Goita, ha chiesto all’inizio di dicembre un «cambio di strategia» per la MINUSMA e un «migliore coordinamento» con l’esercito nello svolgimento delle sue operazioni, per «concentrarsi sulla protezione delle popolazioni».






