
Lunedì la Corte Suprema del Brasile ha votato sei volte contro cinque per dichiarare incostituzionali gli emendamenti al relatore, o «bilanci segreti», che hanno aiutato il governo di Jair Bolsonaro a mantenere la governabilità all’interno di una Camera dei Rappresentanti ben nota per il suo clientelismo politico.
I «bilanci segreti» sono un meccanismo approvato a metà del 2020 in base al quale ogni anno un parlamentare ha agito come «relatore» sulle voci di bilancio per suggerire ai ministeri federali dove e come allocarle.
Si tratta di una risorsa molto contestata perché viola, come ha stabilito la Corte Suprema, i principi di trasparenza e impersonalità richiesti da qualsiasi legge di bilancio. Negli ultimi anni, questi fondi sono stati distribuiti senza criteri tecnici e hanno alimentato entità locali e regionali alleate del governo.
Nell’ultima settimana, il Congresso brasiliano ha approvato una risoluzione per rendere più trasparenti questi emendamenti al relatore. Tuttavia, per il giudice Ricardo Lewandowski, incaricato di sciogliere il nodo del voto, la misura, pur rappresentando un «progresso significativo», era insufficiente.
Lewandowski ha sostenuto che la risoluzione ha delegato i leader dei partiti a scegliere, senza alcuna base oggettiva, quali parlamentari saranno incaricati di gestire questi fondi e che quindi persistono «difetti costituzionali».
Prima della seduta di lunedì, quattro giudici avevano già votato in linea con la presidente della Corte Suprema, Rosa Weber, responsabile del caso, votando a favore della dichiarazione di incostituzionalità degli emendamenti del relatore.
Dall’altra parte della votazione, il resto dei giudici, pur votando contro la dichiarazione di incostituzionalità, ha chiesto di continuare a riformarli, soprattutto in termini di trasparenza, per poterli mantenere in vigore.
Fonte: (EUROPA PRESS)






