
Lunedì il Dipartimento di Stato americano ha manifestato il proprio sostegno alle Filippine, che nelle ultime settimane hanno denunciato la vicinanza delle navi cinesi alle proprie isole, citando la necessità di sostenere il diritto internazionale nella regione.
«Gli Stati Uniti sostengono i continui appelli delle Filippine alla Repubblica Popolare Cinese affinché rispetti il diritto internazionale del mare», si legge in una dichiarazione dell’ufficio statunitense, che sottolinea le disposizioni delle Nazioni Unite.
Il Dipartimento di Stato ha quindi sottolineato «la difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole e la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale».
«I sempre più frequenti sciami di navi della RPC nelle vicinanze di Iroquois Reef e Sabina Shoal nelle isole Spratly interferiscono con il sostentamento delle comunità di pescatori filippini e riflettono anche un continuo disprezzo per gli altri rivendicatori del Mar Cinese Meridionale e per gli Stati che operano legalmente nella regione», ha denunciato il documento.
Inoltre, il dipartimento guidato da Antony Blinken ha condiviso le preoccupazioni del Paese per un incidente, descritto come un «incontro non sicuro», avvenuto a novembre tra una nave della Marina filippina e la Guardia costiera cinese nelle acque al largo dell’isola di Pagasa.
Le Filippine hanno inviato una nota diplomatica a Pechino per chiedere spiegazioni alle autorità cinesi che hanno bloccato il passaggio rimorchiando dal mare oggetti metallici non identificati, poi riconosciuti come detriti di razzi.
Da parte sua, l’ambasciata cinese ha negato il «sequestro forzato», insistendo sul fatto che la consegna è avvenuta sulla base di «consultazioni amichevoli».
L’incidente è avvenuto poche ore prima dell’arrivo a Manila del vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris.
Le Filippine e la Cina sono impegnate in una disputa territoriale per la sovrapposizione di rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, dove Pechino ha sequestrato aree e costruito isole artificiali con strutture militari. Oltre alle Filippine, anche Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan rivendicano l’area, considerata ricca di risorse naturali.
Fonte: (EUROPA PRESS)






