
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha riconosciuto i progressi compiuti dal nuovo governo colombiano nei suoi primi quattro mesi di vita per consolidare la pace nel Paese.
Secondo il Segretario generale, nell’ultimo rapporto della Missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia, il governo colombiano «ha compiuto passi importanti per fermare la violenza e consolidare la pace».
Ha quindi riconosciuto l’attuazione dell’Accordo finale per la cessazione del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura da parte del Presidente della Colombia, Gustavo Petro, come elemento centrale della politica di «pace totale» del suo governo.
Nel rapporto, che va dal 27 settembre al 26 dicembre 2022, Guterres ha sottolineato anche la vicinanza alle comunità rurali. «È una chiara dimostrazione che tutti i settori della società colombiana possono e devono contribuire in modo significativo all’attuazione dell’Accordo finale», ha aggiunto.
Tuttavia, il rapporto chiarisce che «per quanto positivi possano essere alcuni dei recenti sviluppi», la violenza rimane la più grande minaccia per la costruzione della pace in Colombia.
Infatti, dalla firma dell’Accordo di pace, la Missione ha verificato l’uccisione di 355 persone (11 donne, 48 afrocolombiani e 33 indigeni), 12 durante questo periodo (tutti uomini). In totale, nel 2022 sono stati uccisi 50 ex combattenti (una donna), il che rappresenta un calo del 7,4% rispetto al 2021.
Anche la violenza contro le comunità, i leader sociali e i difensori dei diritti umani rimane una delle principali preoccupazioni, soprattutto nei dipartimenti in cui l’attuazione dell’accordo è diventata una priorità.
L’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha ricevuto segnalazioni di 244 uccisioni di difensori dei diritti umani nel corso del 2022 (101 verificate, 25 in corso di verifica e 118 considerate inconcludenti).
I leader più colpiti dalla violenza sono stati indigeni, afrocolombiani e membri dei consigli di azione comunitaria.
Da parte sua, l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha indicato che tra gennaio e novembre 2022, 78.154 persone sono state sfollate con la forza e circa 108.665 sono state confinate. La maggior parte della popolazione civile colpita si trova nei dipartimenti di Cauca, Chocó, Nariño e Valle del Cauca.
Infine, il rapporto trimestrale ha definito «incoraggiante» la ripresa dei negoziati tra l’amministrazione Petro e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), così come il lavoro svolto dalla Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), il cui operato è «decisivo per portare giustizia per i gravi crimini commessi durante il conflitto».
Fonte: (EUROPA PRESS)






