
Il governo peruviano ha vietato l’ingresso nel Paese a nove cittadini boliviani, tra cui l’ex presidente Evo Morales, con l’accusa di aver svolto «attività di proselitismo», a quanto pare dopo aver interceduto a favore del deposto presidente Pedro Castillo.
«Il Perù è un Paese sovrano e democratico, il cui sistema migratorio stabilisce che tutti i cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale hanno il dovere di comportarsi nel rispetto dell’ordinamento giuridico, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza nazionale e l’ordine interno», si legge in una nota del Ministero dell’Interno.
In questo senso, ha messo in discussione le attività dei cittadini boliviani in Perù, in «chiara alterazione» della sicurezza e dell’ordine, e ha confermato che dal 6 gennaio Morales e altri otto connazionali non hanno potuto entrare in territorio peruviano.
Il ministero ha tuttavia sottolineato i «legami storici» che uniscono il Perù ad altri Paesi della regione, con i quali ha «importanti alleanze volte a raggiungere lo sviluppo, la pace sociale, il benessere e la sicurezza».
Morales ha difeso Castillo, licenziato dal Congresso il 7 dicembre dopo aver cercato di aumentare i suoi poteri con un governo di eccezione. Ha inoltre messo in dubbio il ruolo dell’attuale governo, guidato da Dina Boluarte, nel reprimere le manifestazioni.
Fonte: (EUROPA PRESS)






