
Amnesty International e Human Rights Watch hanno criticato le autorità politiche libanesi per aver ostacolato le indagini sull’attentato al porto di Beirut dell’agosto 2020, a partire da una campagna del partito-milizia sciita Hezbollah e del partito sciita AMAL contro il giudice istruttore, Tarek Bitar, che ha portato a una serie di istanze di ricusazione contro il magistrato, portando alla fine a un arresto del processo nel dicembre 2021.
«Le autorità libanesi hanno chiarito che non sono interessate alla verità e useranno ogni strumento a loro disposizione per ostacolare l’indagine interna e proteggere i politici accusati nel caso», ha denunciato giovedì la sezione nordafricana di Amnesty International sul suo account Twitter.
A più di due anni dalla massiccia detonazione nel porto della capitale libanese, che ha provocato almeno 218 morti e 6.500 feriti, la mancanza di risultati nelle indagini ha portato a un’enorme tensione sociale, che si aggiunge a quella economica che da anni scuote il Paese. Gli sforzi di Bitar per convocare ex ministri legati all’esplosione a testimoniare sono falliti di fronte alla lentezza del processo di rimozione della loro immunità, mentre il magistrato è stato costantemente accusato di comportarsi in modo settario e partigiano.
Per Amnesty, il blocco del giudice Bitar equivale a una «distruzione di un’indagine interna» e chiede alla comunità internazionale di «ascoltare le richieste delle vittime per un’indagine internazionale».
Nel suo messaggio, Amnesty ha infine colto l’occasione per condannare come «assurde» le multe contro i partecipanti a una protesta dei familiari delle vittime, che hanno lanciato pietre contro il Palazzo di Giustizia chiedendo la riattivazione delle indagini mentre «a due anni e mezzo da un’esplosione che ha decimato metà della città, nessuno è stato ritenuto responsabile».
Da parte sua, Human Rights Watch ritiene, in termini generali, che il caso dell’esplosione di Beirut «abbia illustrato chiaramente la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario libanese e la sua suscettibilità alle interferenze politiche». L’ONG avverte inoltre che l’annuncio di settembre del Ministero della Giustizia e del Consiglio superiore della magistratura di nominare un giudice aggiunto è una mossa che potrebbe essere considerata illegale da esperti e giudici consultati dal gruppo.
Come Amnesty, HRW chiede alla comunità internazionale di impegnarsi per accelerare le indagini, come promesso a suo tempo dal presidente francese Emmanuel Macron, che l’ONG accusa di aver disatteso le sue «promesse neocolonialiste» ai parenti dei morti e dei sopravvissuti alla gigantesca esplosione del porto.
Fonte: (EUROPA PRESS)






