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Il Perù estende lo stato di emergenza a Lima, Puno, Cusco e altre province di fronte all’ondata di proteste

Roberto De Luca

2023-01-15
Un
Un giovane arrestato in Perù durante le proteste seguite al licenziamento di Pedro Castillo. – Lucas Aguayo Araos/dpa

Il governo peruviano ha emesso domenica un decreto che estende lo stato di emergenza nei dipartimenti di Cusco, Lima e Puno, nella provincia di Callao e in altre regioni, mentre le proteste contro il governo della presidente Dina Boluarte si diffondono in tutto il Paese.

La misura è stata pubblicata questa sera in un’edizione straordinaria della Gazzetta ufficiale dello Stato, El Peruano, ed entrerà in vigore da oggi, 15 gennaio, e durerà per i prossimi 30 giorni.

Oltre alle regioni citate, è stato dichiarato lo stato di emergenza anche nella provincia di Andahuaylas, nel dipartimento di Apurímac, nelle province di Tambopata e Tahuamanu, nel dipartimento di Madre de Dios, e nel distretto di Torata, nella provincia di Mariscal Nieto, nel dipartimento di Moquegua.

Inoltre, il provvedimento ha incluso cinque strade nazionali, la Panamericana Sur, la Panamericana Norte, la Central, il Corredor Vial Sur Apurímac-Cuzco-Arequipa e il Corredor Vial Interoceánico Sur.

Inoltre, il regolamento ha esteso il coprifuoco nel dipartimento di Puno per dieci giorni, dalle 20:00 alle 04:00 (ora locale).

Per quanto riguarda le operazioni della Polizia nazionale e delle Forze armate, il governo ha indicato che questa partecipazione è regolata dai decreti legislativi 1186 e 1095, che si riferiscono all’uso della forza da parte delle autorità.

PIÙ DI 300 DETENUTI E 40 MORTI La Procura del Perù ha reso noto venerdì che 329 cittadini sono stati arrestati nell’ambito delle manifestazioni antigovernative iniziate nel dicembre 2022, in seguito alla destituzione dell’allora presidente Pedro Castillo.

La Procura peruviana ha comunicato che gli arrestati – tra cui un minorenne – sono indagati per aver commesso «reati contro la pubblica amministrazione, disordini, violenza, resistenza all’autorità e intralcio al funzionamento dei servizi pubblici».

D’altra parte, ha indicato che, tra dicembre e gennaio, la Procura ha aperto otto indagini sulle morti avvenute nel contesto delle proteste, con l’obiettivo di determinarne la responsabilità.

Il ministero ha anche confermato che, per il momento, il bilancio delle vittime è di 42 morti – 41 civili e un agente di polizia – e 531 feriti – 355 civili e 176 agenti di polizia.

Fonte: (EUROPA PRESS)

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