
La Sovrintendenza peruviana ai trasporti terrestri, al carico e alle merci ha riferito che ci sono 121 punti in cui la circolazione dei veicoli è interrotta a causa dei blocchi fino alle 18.00 di sabato e nonostante l’estensione della dichiarazione dello stato di emergenza a diverse altre province.
In totale sono 19 le strade interessate dalle manifestazioni in undici regioni, anche se con particolare impatto nel sud del Paese, soprattutto a Puno e Cusco, dove si sono concentrati i disordini tra manifestanti e forze di sicurezza. Venerdì sono stati segnalati 87 blocchi in 10 regioni e 17 strade interessate, un aumento significativo, secondo la stazione radio RPP.
Questo sabato il governo peruviano ha decretato l’estensione dello stato di emergenza nei dipartimenti di Cusco, Lima e Puno, nella provincia di Callao e in altre regioni, a fronte dell’aumento delle proteste in tutto il Paese contro il governo della presidente Dina Boluarte.
La misura è stata pubblicata ieri sera in un’edizione straordinaria della Gazzetta ufficiale dello Stato, «El Peruano», ed entrerà in vigore da oggi, 15 gennaio, e durerà per i prossimi 30 giorni.
Oltre alle regioni citate, è stato dichiarato lo stato di emergenza anche nella provincia di Andahuaylas, nel dipartimento di Apurímac, nelle province di Tambopata e Tahuamanu, nel dipartimento di Madre de Dios, e nel distretto di Torata, nella provincia di Mariscal Nieto, nel dipartimento di Moquegua.
Inoltre, il provvedimento ha incluso cinque strade nazionali, la Panamericana Sur, la Panamericana Norte, la Central, il Corredor Vial Sur Apurímac-Cuzco-Arequipa e il Corredor Vial Interoceánico Sur.
Inoltre, il regolamento ha esteso il coprifuoco nel dipartimento di Puno per dieci giorni, dalle 20 alle 4 del mattino (ora locale).
Per quanto riguarda le operazioni della Polizia nazionale e delle Forze armate, il governo ha indicato che questa partecipazione è regolata dai decreti legislativi 1186 e 1095, che si riferiscono all’uso della forza da parte delle autorità.
Da parte sua, la compagnia petrolifera statale, Petroperu, ha avvertito di attacchi agli oleodotti per i quali incolpa gruppi di manifestanti.
In particolare, questo sabato un gruppo di manifestanti si è avvicinato alla valvola al chilometro 371 dell’oleodotto di Norperuano, nella provincia di Condorcanqui, regione di Amazonas, con l’intenzione di manometterla.
Un altro gruppo di manifestanti «ha attaccato l’infrastruttura dell’oleodotto norperuviano» al chilometro 440, nella località di Inayo, distretto di Imaza, provincia di Bagua. Inoltre, incendiano le aree circostanti, una situazione che potrebbe generare un’esplosione o una fuoriuscita di idrocarburi con gravi conseguenze per le comunità vicine.
«Alla luce degli incresciosi eventi descritti, Petroperu lancia un appello urgente a cessare questi atti di vandalismo che non fanno altro che mettere in grave pericolo la comunità e gli stessi manifestanti», ha dichiarato la società.
In questo contesto, il Primo Ministro peruviano, Alberto Otárola, e il Ministro degli Affari Esteri, Ana Cecilia Gervasi, hanno incontrato questo sabato il corpo diplomatico accreditato in Perù e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali, ai quali hanno dato garanzie per gli investimenti stranieri e li hanno informati delle misure adottate per «promuovere la riattivazione economica del Perù».
«La democrazia in Perù è garantita e anche la forza delle sue istituzioni, il che ci permette di assicurare che il Paese abbia buone condizioni di stabilità per gli investimenti e il lavoro congiunto con varie istituzioni con una presenza globale», ha sottolineato Otárola nelle dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa peruviana Andina.
PIÙ DI 300 DETENUTI E 40 MORTI Questo sabato i violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza sono proseguiti con nuovi feriti, tra cui uno studente di 21 anni, Rosalino Flores Valverde, che versa in condizioni critiche dopo essere stato colpito da più di 30 proiettili a Cusco.
La Procura del Perù ha reso noto venerdì che 329 cittadini sono stati arrestati nell’ambito delle manifestazioni antigovernative iniziate nel dicembre 2022, dopo la destituzione dell’allora presidente Pedro Castillo.
La Procura peruviana ha comunicato che gli arrestati – tra cui un minorenne – sono indagati per aver commesso «reati contro la pubblica amministrazione, disordini, violenza, resistenza all’autorità e intralcio al funzionamento dei servizi pubblici».
D’altra parte, ha indicato che, tra dicembre e gennaio, la Procura ha aperto otto indagini sulle morti avvenute nel contesto delle proteste, con l’obiettivo di determinarne la responsabilità.
Il ministero ha anche confermato che, per il momento, il bilancio delle vittime è di 42 morti – 41 civili e un agente di polizia – e 531 feriti – 355 civili e 176 agenti di polizia.
Fonte: (EUROPA PRESS)






