
I Carabinieri hanno escluso lunedì che la clinica in cui si trovava il capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, che stava ricevendo un trattamento di chemioterapia prima del suo arresto, sia coinvolta nella mafia italiana.
Le autorità hanno localizzato Messina, latitante da tre decenni, in una clinica di Palermo dove si era recato per un trattamento chemioterapico sotto falso nome. Tra gli effetti personali che aveva con sé al momento dell’arresto c’era un orologio del valore di 30.000 euro.
«Al momento non abbiamo prove di un presunto coinvolgimento o complicità da parte della clinica. Il fuggitivo aveva fornito documenti falsi. Naturalmente le indagini sono ancora all’inizio», ha detto il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, in una conferenza stampa, come riportato dalla Rai.
Ha inoltre indicato che Messina sarà soggetto all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano, il che significa che molto probabilmente sarà isolato dagli altri detenuti, anche se per motivi di sicurezza non ha specificato in quale carcere sarà detenuto.
De Lucia ha spiegato che, sebbene Messina Denaro non fosse l’unico capo di Cosa Nostra, «aveva una notevole capacità di essere presente negli affari», per cui il suo arresto è un «contributo importante» alla lotta contro le mafie italiane.
Da parte sua, il comandante dei Carabinieri, Teo Luzi, ha spiegato che per la sua cattura è stato utilizzato il metodo «Dalla Chiesa», che consiste nel raccogliere una grande quantità di informazioni dai diversi dipartimenti di polizia, oltre a intercettazioni telefoniche e all’utilizzo di banche dati statali.
Lo stesso procuratore di Palermo ha difeso questa forma di polizia, perché «senza le intercettazioni non si possono fare le indagini». «Sono stati fondamentali», ha detto, insieme a quattro alti ufficiali dei Carabinieri.
Nel suo turno di parola, il generale Psquale Angelosanto, comandante del Raggruppamento Operativo Speciale, ha spiegato che erano già a conoscenza dei suoi problemi di salute e che le indagini seguivano un doppio binario: combattere l’apparato militare di Cosa Nostra e attaccare i suoi beni per ostacolarne l’attività.
L’agenzia di stampa AdnKronos è riuscita a ottenere il documento di identità utilizzato da Messina, alias Andrea Bonafede, per entrare nella clinica della Maddalena. Secondo i dati anagrafici falsificati, sarebbe nato a Campobello di Mazara il 23 ottobre 1963 e vivrebbe a pochi chilometri dalla sua casa natale a Castelvetrano.
Un centinaio di ufficiali parteciparono a questa delicata operazione, in cui Messina non oppose alcuna resistenza agli agenti. Il signore della droga è stato trasferito in un luogo sicuro prima del suo arrivo in un carcere di massima sicurezza, in linea con i protocolli per questo tipo di arresto.
Fonte: (EUROPA PRESS)






