
Lunedì l’Unione Europea ha condannato l’uso della violenza in Perù da parte dei manifestanti e delle stesse forze di sicurezza peruviane, chiedendo il dialogo tra tutti gli attori per superare l’attuale crisi nel Paese andino.
«Deploriamo profondamente la tragica perdita di vite umane durante i violenti scontri e condanniamo qualsiasi uso della violenza da parte dei manifestanti, così come l’uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine», ha dichiarato un portavoce europeo nelle dichiarazioni rilasciate a Europa Press, in merito ai quasi quaranta morti dall’inizio delle proteste per l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo.
Ha sottolineato la necessità di avviare indagini per attuare misure volte a prevenire ulteriori violenze nel Paese e ha accolto con favore la visita in Perù, la scorsa settimana, di rappresentanti della Corte interamericana dei diritti umani.
La diplomazia europea ha difeso il fatto che i disordini sociali in Perù devono essere affrontati nel pieno rispetto dell’ordine costituzionale, dello Stato di diritto e dei diritti umani. A questo proposito, ha indicato il suo sostegno agli sforzi politici per riunire tutti gli attori politici e la società civile per lavorare «in uno spirito di dialogo» per porre fine alla spirale di violenza e ripristinare la stabilità politica nel Paese.
Lunedì il primo ministro del Perù, Alberto Otárola, ha difeso la continuità della presidente Dina Boluarte, messa in discussione per la violenta repressione delle manifestazioni, assicurando che la sua partenza «aprirebbe le porte all’anarchia» in un momento di profonda crisi politica e sociale.
Otárola ha sottolineato che Boluarte «non si dimetterà» a causa del suo «senso di alta responsabilità» e ha posto l’accento sul «dialogo democratico» come unica via d’uscita dalla difficile situazione che il Perù sta attraversando.
Fonte: (EUROPA PRESS)






