
La conquista della città congolese di Kitshanga, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), da parte dei ribelli del Movimento 23 marzo (M23), ha generato una nuova crisi di sfollamento nella provincia del Nord Kivu, devastata da mesi dai combattimenti tra il gruppo e l’esercito congolese.
La vicina città di Mwesso è diventata un rifugio di fortuna per centinaia di famiglie fuggite all’ultimo momento da Kitshanga e che negli ultimi quattro giorni non hanno avuto accesso all’acqua potabile, al cibo, all’igiene di base o alle cure mediche, raccontano le ONG a Radio Okapi. Sono già stati confermati cinque casi di diarrea tra i bambini appena arrivati.
Questo fine settimana Kishanga è diventata una «città fantasma» dove l’M23 sta pattugliando apertamente. Secondo fonti locali, i ribelli stanno trattenendo circa 5.000 persone rimaste in città, il 10% della popolazione totale. Gli altri hanno cercato rifugio in altre città della zona, a partire da Mwesso, o in una base della missione di pace delle Nazioni Unite, la MONUSCO, che ospita circa 400 persone.
Azione contro la fame ha chiesto l’intervento urgente dei leader delle comunità per facilitare l’arrivo degli aiuti non solo a Mwesso, ma anche nelle altre città che hanno accolto migliaia di rifugiati Kitshanga negli ultimi giorni, come Kalembe, Kashuga, Muhongozi e Pinga.
L’attività dell’M23 è l’epicentro di un conflitto diplomatico tra la RDC e il vicino Ruanda. Il governo congolese ha accusato le autorità ruandesi di fornire sostegno ai ribelli, cosa che Kigali ha negato con forza. Queste frizioni, tuttavia, hanno reso estremamente difficile per gli aiuti raggiungere la popolazione di una delle province più travagliate del continente, dove operano decine di gruppi armati.
Le relazioni tra la RDC e il Ruanda sono in crisi da quando è avvenuto il massiccio afflusso di hutu ruandesi nell’est della RDC, accusati di aver massacrato i tutsi durante il genocidio ruandese del 1994. Dopo un periodo di distensione diplomatica, il conflitto ha ripreso intensità a maggio, quando il governo congolese ha convocato l’ambasciatore ruandese per denunciare il presunto sostegno del Paese all’M23.
L’ultima accusa rivolta sabato dall’esercito congolese al Ruanda ne è un esempio. L’esercito sostiene che «forze speciali ruandesi» hanno attraversato il confine con l’intenzione di «perpetrare un nuovo massacro contro la popolazione tutsi della Repubblica Democratica del Congo», attribuendone la responsabilità all’esercito congolese.
Infatti, l’esercito congolese collega direttamente il presunto dispiegamento di queste forze all’avanzata dell’M23 nel territorio di Masisi, dove si trova Kitshanga. Secondo i militari, la presa della città da parte dei ribelli sarebbe servita come copertura alle forze ruandesi per entrare nella zona.
L’esercito congolese, in un comunicato riportato da 7sur7, denuncia proprio la «presenza di un corpo di spedizione di forze speciali ruandesi» per commettere «un altro massacro diretto contro i tutsi congolesi» con il duplice intento di «attribuire questi atti spregevoli alle FARDC e trovare un alibi convincente per giustificare all’opinione pubblica internazionale la presenza di truppe ruandesi di aggressione nella RDC».
Fonte: (EUROPA PRESS)






