
Il numero di rifugiati Rohingya nel Sud-est asiatico è aumentato «esponenzialmente» negli ultimi mesi, sia via mare che via terra, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che ha fatto appello alla solidarietà di tutti i Paesi della regione di fronte a una tendenza che si protrarrà fino al 2023.
L’anno scorso si è chiuso con 3.300 arrivi in Indonesia, Malesia e Thailandia, il 290% in più rispetto al 2021, e nei primi 23 giorni del 2023 ne sono già stati registrati quasi 300 in più. La maggior parte di questi si trova in Indonesia, dove l’OIM ha moltiplicato la sua presenza per fornire assistenza essenziale.
L’agenzia offre anche servizi di educazione o informazione per evitare che questi rifugiati cadano nelle mani delle mafie del traffico di esseri umani o subiscano sfruttamento o abusi. Nel caso della Malesia, l’OIM sta ampliando l’elargizione di denaro in quanto i Rohingya vivono sotto la «costante minaccia» di sfratto, secondo una dichiarazione.
Il direttore dell’OIM per la regione, Sarah Lou Ysmael Arriola, ha ribadito l’impegno a continuare ad assistere tutti i Paesi per rispondere ai bisogni «immediati» di questa popolazione vulnerabile, «rafforzando al contempo la capacità di rispondere ai movimenti irregolari».
L’ONU vuole evitare a tutti i costi una crisi come quella del 2015, quando un’ondata migratoria nel sud-est asiatico ha provocato decine di morti in mare. Secondo l’OIM, i Rohingya meritano ogni protezione prima, durante e dopo aver intrapreso questi viaggi pericolosi, che a volte costano loro la vita.
Non per niente quasi un milione di persone rimane nei campi profughi in Bangladesh, sovraffollati a causa dell’ondata di repressione lanciata nella vicina Birmania più di cinque anni fa. Questa popolazione non ha la minima garanzia di ritorno.
Fonte: (EUROPA PRESS)






