
Le autorità cilene hanno arrestato almeno dieci persone per la loro presunta responsabilità nell’ondata di incendi nel Paese sudamericano, che da domenica ha ucciso 24 persone, secondo una nuova valutazione della situazione fornita dal governo.
Il viceministro degli Interni, Manuel Monsalve, ha confermato domenica la morte di una persona ricoverata ad Angol, nella regione di Araucanía, mentre altre 26 vittime rimangono ricoverate con gravi ustioni in vari centri.
Il governo sa anche che più di 1.100 persone sono state curate e che circa 800 case sono state distrutte, a testimonianza della virulenza degli incendi, che stanno colpendo soprattutto le aree del Cile centrale e meridionale.
Il Servizio nazionale di prevenzione e risposta ai disastri (Senapred) stima che siano stati registrati circa 260 incendi in tutto il Paese, di cui circa 50 ancora attivi, 28 dei quali considerati particolarmente pericolosi.
Secondo il governo, circa 270.000 ettari di terreno sono già bruciati, una cifra che rende questa la seconda più grave emergenza forestale nella storia recente del Cile, dietro solo al 2017, quando quasi 600.000 ettari sono stati rasi al suolo.
SENTENZE PENALI Allo stesso modo, secondo il viceministro «ci sono 10 detenuti per possibili responsabilità nella generazione di incendi» durante questi ultimi giorni.
«Voglio ribadire, e voglio essere molto categorico su questo, che la generazione intenzionale di incendi sarà perseguita penalmente dal governo», ha avvertito Monsalve nella sua apparizione, secondo il quotidiano «El Mercurio». Le pene associate a questo tipo di reato vanno dai 5 ai 20 anni di carcere.
Il presidente cileno, Gabriel Boric, si è recato nel sud del Paese per partecipare ai funerali di una vigile del fuoco volontaria che ha perso la vita combattendo contro gli incendi e ha dichiarato alla famiglia che «non sono soli». Ha inoltre ribadito la sua gratitudine ai servizi antincendio per «l’enorme sacrificio che stanno compiendo».
Fonte: (EUROPA PRESS)






