
Il primo ministro francese Élisabeth Borne ha annunciato che il governo francese proporrà di estendere i criteri che facilitano il pensionamento anticipato per placare le proteste di massa contro la sua decisione di aumentare l’età minima di pensionamento a 64 anni entro il 2030.
In un’intervista al «Journal du Dimanche», Borne – che all’epoca aveva dichiarato che la sua decisione iniziale era «non negoziabile» – propone ora che coloro che hanno iniziato a versare i contributi tra i 20 e i 21 anni possano andare in pensione a 63 anni, un anno prima dell’età minima.
Il governo inizierà a discutere la sua proposta lunedì, un giorno prima di nuove proteste e scioperi proclamati dai sindacati francesi.
«Quello che cerchiamo sono accordi. Voglio trovare una maggioranza. È su questo che stiamo lavorando da mesi», ha dichiarato Borne al giornale domenicale.
La legittimità politica è essenziale per un governo in grado di approvare questa riforma senza bisogno di approvazione parlamentare. Tuttavia, un «decreto» non farebbe altro che infiammare ulteriormente il sentimento pubblico, come ha suggerito la scorsa settimana il ministro delle Finanze Bruno Le Maire.
L’articolo 49.3 della Costituzione francese, che è stato utilizzato dall’esecutivo in sette occasioni per dare il «via libera», tra l’altro, alla legge sul finanziamento della sicurezza sociale, consente di approvare un progetto di legge senza votazione.
Secondo le stime del governo, questo nuovo approccio interesserebbe circa 30.000 persone all’anno, con un costo compreso tra 600 e 1 miliardo di euro.
Borne, in questo senso, ha chiesto all’Assemblea Nazionale di iniziare a negoziare con il governo le modalità di finanziamento di questa nuova misura in vista dell’obiettivo finale della riforma: l’eliminazione del deficit del sistema pensionistico entro il 2030.
Fonte: (EUROPA PRESS)






