
Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno chiesto in una lettera congiunta mercoledì che il vertice di giovedì dei capi di Stato e di governo dell’UE compia progressi sulle soluzioni per l’utilizzo dei fondi russi congelati per la ricostruzione in Ucraina.
La lettera, a cui Europa Press ha avuto accesso, è indirizzata al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al primo ministro svedese, Ulf Kristersson, in qualità di presidente di turno dell’Unione europea, e chiede un «dibattito conclusivo» per la riunione di giovedì a Bruxelles, seguito da una «guida concreta» da parte dell’esecutivo europeo che definisca il percorso legislativo per l’utilizzo dei fondi confiscati alla Russia per la ricostruzione dell’Ucraina.
I leader di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia chiedono che l’UE si muova rapidamente sulla questione, insistendo sul fatto che non dovrebbe aspettare la fine della guerra o la firma di un accordo di pace per affrontare l’uso dei beni sequestrati da Mosca.
Come ricorda la lettera, gli Stati membri stimano che 300 miliardi di euro di riserve della Banca centrale russa siano stati congelati nell’Unione. I leader dell’Europa orientale chiedono l’intero importo per coprire i costi dell’aggressione russa, compresa la ricostruzione delle città ucraine e gli aiuti agli sfollati del Paese.
A tal fine, chiede all’UE di essere «creativa» nello studiare le diverse opzioni possibili per l’utilizzo di questi fondi. Durante l’incontro di giovedì, caratterizzato da una possibile visita del Presidente ucraino Volodymyr Zelenski, l’UE dovrebbe ribadire il proprio impegno a stare al fianco dell’Ucraina «per tutto il tempo necessario» non solo attraverso il sostegno finanziario, politico e militare, ma anche con altre misure.
Sul tavolo ci sarà un nuovo pacchetto di sanzioni a cui stanno già lavorando e la ricerca di modi legali per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina con le risorse confiscate alla Russia o garantendo che i responsabili siano chiamati a rispondere davanti alla giustizia internazionale.
Fonte: (EUROPA PRESS)






