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La Tunisia respinge le critiche internazionali «affrettate» e «impertinenti» sugli arresti dell’opposizione

Roberto De Luca

2023-02-15
Archivio
Archivio – Il presidente della Tunisia Kais Saied – -/Saudi Press Agency/dpa

Il governo tunisino ha respinto le critiche internazionali «frettolose» e «impertinenti» agli ultimi arresti di oppositori nel Paese, tra le accuse di una deriva autoritaria del presidente Kais Saied, e ha sottolineato che «minano l’indipendenza» della magistratura.

Il ministro degli Esteri tunisino Nabil Amar ha dichiarato all’agenzia di stampa statale TAP che le critiche di «alcuni partiti stranieri» sono «inesatte» e ha affermato che gli arresti fanno parte di «casi gravi» che riguardano la «sicurezza nazionale».

Ha sottolineato che questi arresti «non hanno nulla a che fare con attività politiche o di tutela dei diritti umani». «Gli attivisti politici e i difensori dei diritti umani rimangono cittadini responsabili che godono di tutti i loro diritti», ha dichiarato.

Amar ha fatto sapere a «certe parti» che la Tunisia non ha mai commentato i procedimenti giudiziari in corso in altri Paesi contro uomini d’affari, politici, parlamentari o giornalisti, respingendo «qualsiasi interferenza» negli affari interni del Paese e qualsiasi tentativo di «influenzare» l’apparato giudiziario.

Da parte sua, Saied ha sottolineato che le autorità «rispettano i diritti umani», anche se ha sostenuto che «quando si tratta di un complotto contro lo Stato, non è più una questione di diritti». In questo senso, ha ribadito le sue denunce di presunte attività per «dividere lo Stato», come riportato dall’emittente radiofonica tunisina Mosaique FM.

La reazione delle autorità tunisine fa seguito alle critiche mosse nelle ultime ore dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea (UE) alla campagna di arresti di oppositori tra cui Nurredin Bhiri, membro di spicco del partito islamista Ennahda, e Zahr al Akram. Tra gli arrestati c’è anche il direttore della stazione radio Mosaique FM, Nurredin Butar.

Saied ha promosso una serie di misure per riformare il sistema politico tunisino, tra cui un referendum costituzionale, approvato tra il boicottaggio dell’opposizione, che rafforza i poteri della presidenza. L’opposizione ha denunciato la deriva autoritaria del presidente e ne ha chiesto le dimissioni, soprattutto dopo la bassissima affluenza alle elezioni legislative di dicembre e gennaio.

Fonte: (EUROPA PRESS)

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