
Lunedì la magistratura peruviana ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’equipe legale del presidente del Perù, Pedro Castillo, che chiedeva l’annullamento della denuncia costituzionale presentata contro di lui al Congresso dalla procuratrice generale, Patricia Benavides.
Il giudice della Corte Suprema peruviana Juan Carlos Checkley ha ritenuto che non rientri nei suoi poteri dichiarare nullo un ricorso costituzionale, la cui qualificazione e valutazione spetta agli organi competenti del Congresso della Repubblica, come riportato dall’agenzia di stampa Andina.
Allo stesso modo, il magistrato ha sottolineato che non esiste alcun mandato proibitivo che ordini alla Procura di astenersi dal presentare una denuncia costituzionale al Parlamento, quindi non avrebbe oltrepassato i suoi poteri.
L’avvocato di Pedro Castillo, Benji Espinoza, ha inviato una lettera alla Corte Suprema di Giustizia in cui chiede che al presidente peruviano sia garantita la tutela dei suoi diritti, sostenendo che il capo della Procura peruviana ha agito contro la Costituzione accusando il capo di Stato della Repubblica del Perù, che è protetto dalla Magna Carta, ha riferito RPP.
In questo modo, l’équipe legale di Castillo ha cercato di far ratificare la situazione del presidente e il suo status di presidente del Perù in risposta alla richiesta di annullare l’articolo 117 della Costituzione, che garantisce l’inviolabilità del capo dello Stato salvo rare eccezioni, come ad esempio impedire lo svolgimento delle elezioni presidenziali.
Secondo la Procura, Castillo sarebbe a capo di un’organizzazione criminale attiva presso il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni e il suo ex ministro Juan Silva, in complicità con l’ex ministro dell’Edilizia Geiner Alvarado, nonché con funzionari delle Provías Nacional e delle Provías Descentralizado, il tutto finalizzato a favorire il consorzio del Ponte Tarata III e altre imprese nei processi di appalto pubblico.






