
Almeno una dozzina di dipendenti di un campo petrolifero sono stati uccisi e altri due feriti in un attacco al loro convoglio nella provincia orientale siriana di Deir Ezzor, ha confermato venerdì l’agenzia di stampa ufficiale SANA.
L’attacco ha preso di mira tre autobus che trasportavano lavoratori del giacimento petrolifero di Al Taym, dove opera la compagnia Al Furat, di cui lo Stato siriano è il principale responsabile, ed è iniziato con la detonazione di un ordigno esplosivo, seguito da un attacco a fuoco, secondo quanto riferito da fonti dell’ONG Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha stimato in 12 il numero delle vittime.
Il ministro siriano del Petrolio e delle Risorse minerarie, Basam Tohme, ha attribuito la colpa dell’attacco a «mercenari e gruppi terroristici» al soldo «dell’occupazione statunitense», ma l’Ong sostiene che l’attacco è opera del gruppo jihadista Stato Islamico e coincide, avverte, con un aumento dell’attività dell’organizzazione terroristica nel Paese.
L’ONG londinese, con fonti in territorio siriano, stima che lo Stato Islamico abbia ucciso un totale di 611 persone in tutto il Paese nel 2022, sia nei territori controllati dal governo siriano che dalle milizie curde, in un’attività aumentata cinque anni dopo la sua sconfitta territoriale e la dissoluzione del suo «califfato siriano» alla fine del 2017.
«La presenza dello Stato Islamico in Siria», avverte l’Ong, «continua ad essere evidente, come dimostra l’aumento del numero delle sue operazioni, sfruttando ogni possibile occasione per creare scompiglio e compiere attentati, in una chiara dichiarazione che l’organizzazione è qui per restare».
Fonte: (EUROPA PRESS)






